DISEGUAGLIANZA E MOBILITA' SALARIALE IN ITALIA

Negli anni 1996 e 1997, all’interno dei volumi annuali "Employment Outlook", l’OECD ha pubblicato statistiche su diseguaglianza e mobilità salariale dei lavoratori di vari paesi mondiali. R&P è stata incaricata di fornire i dati relativi all'Italia.

Le elaborazioni fornite ad OECD si basano su dati individuali di lavoratori dipendenti, di fonte O1M-INPS, e sono relativi a:

 La prima serie di statistiche permette di analizzare l’andamento della dispersione salariale nel tempo. Questa viene effettuata tramite il confronto del divario esistente tra il salario percepito dai lavoratori del nono decile della distribuzione salariale e quello percepito dai lavoratori del primo decile della distribuzione.

Questo tipo di analisi ha permesso di evidenziare come negli ultimi anni diversi paesi europei abbiano visto aumentare la propria dispersione salariale. Anche in Italia si è assistito ad un aumento della diseguaglianza salariale, anche se questa risulta più contenuta di quella verificatasi in Inghilterra e Stati Uniti. Tra le cause dell’aumento della dispersione nel nostro paese (in particolare a partire dal 1989) è stata individuata l’abolizione della scala mobile (indicizzazione dei salari al costo della vita) e della contrattazione collettiva sincronizzata tra i diversi settori produttivi.

 L’analisi della diseguaglianza di tipo cross-sezionale, pur permettendo di individuare importanti fenomeni, non offre, tuttavia, informazioni circa la diseguaglianza individuale nel corso del tempo. Quest'ultima dipende dalla mobilità individuale dei salari, vale a dire dall'entità delle transizioni verso l'alto e verso il basso della distribuzione salariale.

A parità di dispersione salariale in un dato istante di tempo vi possono essere due diverse situazioni con riferimento alla mobilità salariale. In assenza di mobilità i lavoratori sono divisi in due gruppi: di questi uno è costantemente nella fascia di basso salario, mentre l’altro non vi capita mai. In presenza di alta mobilità, invece, ogni individuo trascorre un periodo della propria vita in cui percepisce un salario basso e un altro in cui percepisce un salario più elevato.

Da un punto di vista del welfare è importante domandarsi se essere in una fascia bassa di salario sia un evento transitorio nella vita del lavoratore, o se invece si tratti di un fenomeno permanente; e in questo caso quali siano le categorie di lavoratori più propense di altre a permanere nella fascia bassa della distribuzione dei salari.

Studi sulla mobilità salariale possono essere effettuati solamente quando è possibile osservare i profili salariali individuali. E’ necessario quindi disporre di archivi longitudinali (panel). In Italia l’analisi della disuguaglianza individuale è resa possibile dall’utilizzo di dati individuali ottenuti dal panel costruito da R&P a partire dai dati INPS.

L’analisi della mobilità salariale è in genere effettuata utilizzando le matrici di transizione costruite a partire dalla distribuzione dei salari in due punti nel tempo.

La costruzione delle matrici di transizioni consta di una serie di passaggi: 

  1. selezione di un insieme di lavoratori occupati (e retribuiti) all’anno t e all’anno t+n;
  2. calcolo della distribuzione dei salari percepiti dagli individui sub 1 nell'anno t e t+n ed attribuzione di ogni lavoratore alla classe salariale di appartenenza (decili, quintili, o altra misura);
  3. confronto della posizione salariale degli individui sub 1 nell'anno t e nell’anno t+n ed individuazione delle uscite dall’archivio nell’anno t+n dei lavoratori occupati all’anno t e delle entrate nell’archivio all’anno t+n dei lavoratori non presenti all’anno t.

 Schema di matrice di transizione

Anno t

Anno t+n

 
 

I decile

II decile

X decile

out

totale

I decile

           

II decile

 

500

 

15

   

           

X decile

           

out

 

100

       

totale

       

130

 

La figura precedente esemplifica una matrice di transizione.

Nell’esempio le classi salariali sono definite sulla base dei decili. Le righe descrivono la posizione nella distribuzione salariale all’anno t+n di individui che si collocavano nel I, II, …, X decile della distribuzione dei salari all’anno t. Le colonne presentano la distribuzione degli individui per classi salariali (decili) nell’anno t+n relativamente alla loro posizione nell’anno t. Così si hanno, ad esempio, 500 individui con salario appartenente al II decile nell’anno t che si ritrovano nella medesima classe nell’anno t+n; 15 che a partire dal II decile all’anno t si ritrovano a percepire salari elevati (X decile) nell’anno t+n; 130 che nell’anno t appartenevano ad una qualche classe salariale e che nell’anno t+n non si ritrovano nell’insieme dei lavoratori analizzati (perché ad esempio in pensione o disoccupati); 100 non presenti all’anno t, che all’anno t+n si trovano nel II decile della distribuzione dei salari.

Le matrici di transizione prodotte per l’OECD si riferiscono, concordemente con quelle relative agli altri paesi analizzati, al periodo 1986-1991 e sono riferite ai lavoratori dipendenti del settore privato.

La tavola successiva mostra i valori della matrice di transizione calcolati per l’Italia. La distribuzione salariale è rappresentata in quintili, i valori riportati in ciascuna cella sono in percentuale del totale.

Matrice di transizione per l’Italia 1986-1991 (valori in %)

Posizione nel 1991

Posizione nel 1986

Q1

Q2

Q3

Q4

Q5

Part time

Usciti nel 1991

Totale

Q1

2.7

1.6

0.8

0.5

0.2

0.5

9.6

15.8

Q2

1.4

2.5

1.9

0.8

0.2

0.2

8.8

15.8

Q3

0.7

1.4

2.9

2.0

0.5

0.2

8.2

15.8

Q4

0.3

0.6

1.7

3.7

1.6

0.1

7.8

15.8

Q5

0.1

0.2

0.4

1.4

6.8

0.1

6.9

15.8

Part time

0.1

0.1

0.1

0.0

0.0

0.3

0.8

1.4

Entrati nel 91

5.8

4.7

3.4

2.6

1.7

1.5

0.0

19.6

Totale

11.0

11.0

11.0

11.0

11.0

2.8

42.1

100

Poiché l’insieme dei lavoratori analizzati riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato, alla classe "entrati nel ‘91" appartengono i lavoratori che nel 1986 erano in una delle seguenti condizioni: non appartenenti alle forze di lavoro, disoccupati, in settori non coperti dall’archivio (P.A., agricoltura, lavoro autonomo, ...); analogamente per i lavoratori appartenenti alla classe "usciti nel 1991".

Le matrici di transizione sono state fornite disaggregate per maschi e femmine e per classi di età. La loro costruzione ha permesso di effettuare alcune importanti analisi in tema di mobilità salariale; incidenza e distribuzione dell’occupazione a basso salario; persistenza nei lavori a basso salario.

 

Riferimenti bibliografici

B. Contini, M. Filippi e C. Villosio (1998), "Earnings mobility in Italy" in "Low-pay and Earnings mobility in Europe" a cura di Asplund, Sloane, Theodossiou, Elgar publisher, London

OECD (1996), Employment Outlook, Paris, pp. 59-108

OECD (1997), Employment Outlook, Paris, pp. 27-62


Notizie R&P - Ricerche e Progetti, semestrale di informazione, registrazione del tribunale di Torino, n.4685 del 3/6/94

Direttore Responsabile: Ruggero Cominotti


vai all'indice di R&P