ACCOMPAGNAMENTO E VALUTAZIONE DI SEI PATTI TERRITORIALI

L’Associazione Temporanea d’Imprese (A.T.I.) costituita tra Ernst & Young Corporate Finance, Reconta Ernst & Young e R&P si è aggiudicata nel marzo 1997 il IV bando di gara indetto dal CNEL per la trasformazione di 6 protocolli d’intesa, sottoscritti dalle rappresentanze delle forze sociali e dagli enti locali delle aree interessate, in 6 patti territoriali ammissibili alla valutazione del CIPE.

Il Patto Territoriale: partecipazione, coinvolgimento e sviluppo dal "basso".

La conclusione delle strategie e del ciclo dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno ha lasciato spazio:

Nei Patti Territoriali sono confluite le spinte dal basso degli attori pubblici, dei soggetti economici e sociali, convogliate dall’iniziativa locale e accompagnate dal CNEL, quale luogo di rappresentanza e di incontro delle parti sociali.

Il ricorso al finanziamento pubblico di singoli investimenti e dei progetti di infrastrutture e ai centri decisionali di valutazione e di erogazione non costituisce più l'unica leva di sostegno all'economia delle regioni meridionali.

I Patti Territoriali stimolano l'identificazione e la coesione degli interessi e delle volontà a livello locale, nell'ambito dell'attribuzione di responsabilità dei Governi Regionali.

 In Italia i Patti territoriali nascono con l’accordo di concertazione per lo sviluppo del Sud, siglato presso il CNEL nel marzo 1991 tra Governo e parti sociali.

Negli anni successivi, in seguito al capillare lavoro di animazione, osservazione e accompagnamento svolto dal CNEL, in molte aree del nostro paese sono nati gruppi di lavoro locali per la progettazione dei Patti. Tra i Patti siglati, in fase di accompagnamento, o richiesti formalmente, fino all’ottobre 1997 ne sono stati censiti 130.

La crescente aspettativa di soluzioni più consone alle dinamiche reali degli interessi presenti sul territorio hanno fatto emergere l’esigenza di incanalare lo "spontaneismo" in un percorso normativo che ha trovato formalizzazione nel DL 123 24/4/1995 che definisce l’"Istituto del Patto Territoriale" demandando al CIPE la regolamentazione generale e l’approvazione dei singoli Patti e nelle delibere del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (10/5/95, 20/11/95, 12/7/96, 21/3/97).

Integrando il contenuto di quelle precedenti, l’ultima delibera CIPE definisce il Patto Territoriale come espressione del partenariato sociale, e come accordo tra i soggetti promotori per l’attuazione di un programma di interventi nei settori dell’industria, agroindustria, servizi, turismo ed in quello dell’apparato infrastrutturale, tra loro integrati. Inoltre il Patto Territoriale deve essere caratterizzato da obiettivi di promozione dello sviluppo locale in ambito sub-regionale compatibili con uno sviluppo ecosostenibile.

Oggi i patti territoriali possono essere attivati su tutto il territorio nazionale, fermo restando che le specifiche risorse destinate dal CIPE sono riservate a quelli attivabili nelle aree depresse (obiettivo 1, 2 e 5b, art. 92, par. 3, c del trattato di Roma).

Il patto territoriale può essere promosso da enti locali, altri soggetti pubblici operanti a livello locale (es. Camere di Commercio), rappresentanze locali delle categorie imprenditoriali e dei lavoratori e soggetti privati.

Il processo di concertazione deve portare all’individuazione di obiettivi di sviluppo locale da porre alla base del patto e che costituiranno la griglia di selezione dei progetti imprenditoriali, infrastrutturali e promozionali, strategici per la realizzazione degli obiettivi stessi.

Pertanto il patto territoriale deve essere sottoscritto oltre che dai soggetti promotori, dagli enti locali e da altri soggetti quali rappresentanze locali delle categorie imprenditoriali e dei lavoratori, soggetti privati, Regione o Provincia nel cui territorio ricadono gli interventi, banche e finanziarie regionali, consorzi di garanzia collettiva fidi, consorzi di sviluppo industriale operanti nel territorio oggetto del patto.

I soggetti pubblici e privati che sottoscrivono il patto si impegnano ad adottare delibere precise vincolandosi al rispetto degli specifici impegni e degli obblighi assunti sottoscrivendo il patto. Il coordinamento e l’attuazione del Patto sono affidati ad un "soggetto responsabile" individuato tra quelli pubblici o costituito in società mista che deve assumere funzioni di rappresentanza dei soggetti sottoscrittori, di attivazione di risorse finanziarie a integrazione di quelle già stanziate per il Patto, di controllo e verifica dei risultati del Patto, di verifica del rispetto degli impegni e degli obblighi dei soggetti sottoscrittori, di verifica della coerenza di altre iniziative con gli obiettivi del Patto.

Con la normativa in vigore nel periodo in cui è stato svolto l’incarico, l’utilizzo di risorse pubbliche non poteva essere superiore a 100 mld di lire di cui soltanto il 30% destinabile a interventi infrastrutturali. Al CNEL veniva affidato il compito di accompagnare e certificare tutte le fasi di concertazione, dall’individuazione degli obiettivi di sviluppo locale e sottoscrizione del primo documento di concertazione all’elaborazione del progetto definitivo del Patto. In quest’ultima fase è stato garantito a numerosi Patti Territoriali l’accompagnamento di una società di consulenza selezionata mediante bando di gara internazionale. In questo contesto all’A.T.I. è stata assegnata la consulenza ai Patti Territoriali della Comunità Montana Alto Friuli, dell’area di Lamezia Terme e delle province di Avellino, di Matera, di Cosenza e di Messina.

Nel capitolato d’appalto veniva sottolineata l’esigenza dell’impiego di metodologie efficaci utilizzabili nei processi empirici di valutazione dei singoli progetti e di ciascuno dei singoli patti, tali da fornire risultati soddisfacenti entro lo strettissimo arco di tempo nel quale dovevano essere elaborati i progetti di massima di ciascuno dei sei patti territoriali (meno di un mese per ciascuno).

Le metodologie utilizzate dall’A.T.I. sono riferite agli ordini di valutazione: della validità degli obiettivi di sviluppo locale posti alla base del patto (curata da R&P); dei singoli progetti imprenditoriali (curata da Reconta Ernst & Young); dei singoli progetti di intervento nelle infrastrutture materiali e immateriali (curata da R&P).

 Valutazione degli obiettivi di sviluppo locale

Il territorio su cui insiste il patto è stato analizzato in base al segno delle tendenze in corso distinguendo le aree con aggravamento del ritardo di sviluppo, da quelle in recupero del ritardo di sviluppo

L’evoluzione delle tendenze in corso (1981-1995) è stata misurata in base a numerosi indicatori demografici (andamento della popolazione, tasso di invecchiamento, tasso di dipendenza, ecc.) ed economici (tassi di occupazione e di attività, occupati nei macro-settori e nelle filiere/obiettivo del patto, nati-mortalità di impresa, ecc.).

La potenzialità di sviluppo per filiere e per sub-aree geografiche sono state individuate in base a:

Il contributo del Patto all’avviamento dei processi autopropulsivi è stato valutato in base alle quote di incremento occupazionale dei progetti di investimento promossi o comunque stimolati dal Patto Territoriale.

Nel corso della redazione dei sei progetti di Patto Territoriale sono stati posti in evidenza e stimati gli effetti moltiplicativi generati dal crescere del coinvolgimento dei soggetti attori dei processi di ripresa e di sviluppo.

 Metodologia utilizzata per la classificazione dei singoli interventi produttivi

Per consentire la valutazione e la classificazione dei progetti è stato chiesto a chi presentava i progetti di compilare una scheda illustrativa del progetto comprensiva di dati economici e finanziari necessari per la valutazione e di fornire ogni ulteriore documentazione disponibile a integrazione della scheda (business plan, allegati ecc.).

I progetti sono stati selezionati in base ai requisiti di ammissibilità al finanziamento e successivamente classificati in base a una serie di indicatori:

Ammissibilità dei progetti

I progetti presentati sono stati esaminati, in prima analisi, relativamente al soddisfacimento dei criteri posti dalle menzionate delibere CIPE del 1996 e 1995:

Classificazione dei progetti ammessi

I progetti ritenuti ammissibili sono stati classificati sulla base di una serie di indicatori raggruppabili in cinque categorie:

Il procedimento di selezione attraverso griglie successive ha portato a una drastica riduzione dell’elevato numero di progetti per i quali, in fase di concertazione, si intendeva presentare richiesta di finanziamento sul patto.

 

 

Patto di

 

N. progetti proposti nel doc. di concertazione

 

Progetti inseriti nel progetto definitivo di Patto presentato al CIPE

   

N.

investimento totale (mld)

finanziamento Patto (mld)

Alto Friuli

12

8

45,0

9,5

Avellino

282

61

188,5

106,4

Matera

304

58

287,3

104,8

Lamezia Terme

535

63

158,2

101,6

Cosenza

437

106

160,0

105,6

Messina

279

100

294,8

184,0

Criteri di valutazione degli interventi infrastrutturali

Nel corso delle fasi di concertazione del Patto che hanno preceduto l’avvio dell’attività dell’A.T.I., l’attenzione dei Soggetti Promotori di tutti i Patti si è concentrata essenzialmente sull’individuazione delle linee guida per la selezione dei progetti imprenditoriali, rimandando a un eventuale secondo tempo l’individuazione di eventuali interventi infrastrutturali da inserire nel Patto.

Durante i primi contatti tra l’A.T.I. e i soggetti promotori del Patto è stata valutata l’opportunità di esaminare e valutare alcuni progetti infrastrutturali che rispondessero ai criteri di stretta funzionalità con gli obiettivi del Patto e di rapida eseguibilità.

Il Patto di Cosenza ha scelto di privilegiare il sostegno al tessuto produttivo locale, demandando ad altre fonti ed ad altri luoghi decisionali gli interventi infrastrutturali. Per quanto riguarda gli altri casi, per operare una selezione degli interventi infrastrutturali da inserire nel Patto, tenuto conto dei vincoli di risorse finanziarie e di stretta funzionalità ai progetti produttivi, si è proceduto a una valutazione in base a criteri analoghi a quelli utilizzati per la classificazione dei progetti produttivi:

Funzionalità agli obiettivi del Patto Territoriale mediante la rispondenza degli interventi agli obiettivi specifici di sviluppo del Patto e alla sinergia con altri specifici interventi imprenditoriali e infrastrutturali compresi nel Patto.

Validità economica considerando variabili di tipo finanziario ed altre di tipo più propriamente economico.

Cantierabilità valutata attraverso l’inclusione nei documenti di programmazione, lo stato di avanzamento della progettazione, la conformità urbanistica, la compatibilità ambientale.

Impatto occupazionale valutando l’efficienza di ciascun progetto nell’attivare occupazione, in base al rapporto fra investimento ed addetti.

Affidabilità del progetto attraverso la disponibilità di un piano economico analitico relativo anche alla fase di gestione delle opere; di un’analisi costi benefici; e di una corretta valutazione della domanda.

Il processo di valutazione ha messo in evidenza in generale la debole funzionalità degli interventi proposti agli obiettivi specifici del Patto e con i progetti produttivi, tanto che, con l’unica eccezione del Patto dell’Alto Friuli, i Soggetti Promotori hanno deciso di non inserire le infrastrutture tra i progetti da includere nel Patto Territoriale.

L’attività dell’A.T.I. si è conclusa con la consegna al CNEL dei 6 progetti definitivi di Patto Territoriale da parte dei Soggetti Promotori, e con la firma del protocollo di intesa da parte dei Soggetti Promotori stessi e le parti sociali.

Successivamente i progetti di Patto sono stati integralmente trasmessi al Ministero del Bilancio per la verifica del rispetto dei criteri di ammissibilità al finanziamento.


Notizie R&P - Ricerche e Progetti, semestrale di informazione, registrazione del tribunale di Torino, n.4685 del 3/6/94

Direttore Responsabile: Ruggero Cominotti


vai all'indice di R&P