LA COMPETIZIONE OCCUPAZIONALE
TRA LAVORATORI ITALIANI E STRANIERI IN ITALIA

La crescente immigrazione nel nostro Paese ha attirato sempre più l’attenzione sull'esistenza di competizione sia dal lato occupazionale che salariale tra lavoratori italiani e stranieri. Studi precedenti su questo tema (Si veda ad esempio Gavosto, Venturini, Villosio 1999) hanno mostrato che non esiste al momento attuale nessun effetto negativo sul salario dei lavoratori nazionali sia qualificati che non qualificati e che anzi nel Nord e nelle piccole imprese prevale un ruolo complementare. Nessuna analisi era ancora stata fatta sulla competizione occupazionale tra stranieri e nazionali.

La Commissione per le Politiche di Integrazione degli Immigrati della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha commissionato uno studio ad R&P sull'esistenza o meno di un possibile spiazzamento occupazionale dei lavoratori nazionali da parte degli immigrati. Obiettivo della ricerca è stato dunque quello di integrare le informazioni frammentate e prevalentemente descrittive disponibili, indagando, sulla base dei dati statistici esistenti, se vi è competizione occupazionale tra lavoratori nazionali e stranieri nel mercato del lavoro italiano.

L'analisi è effettuata per il periodo 1993-1997 ed è incentrata sui lavoratori nazionali occupati regolarmente come dipendenti nel settore privato dell'industria, delle costruzioni, e di alcuni servizi rilevanti (commercio, pubblici esercizi, trasporti). Vengono utilizzati i micro dati ISTAT sull'Indagine Trimestrale delle Forze di Lavoro a cui sono stati unite varie informazioni sulla presenza degli stranieri (permessi di soggiorno, occupati dipendenti extracomunitari, lavoratori domestici extracomunitari).

La ricerca è composta di due parti.
Una prima analisi di tipo descrittivo ha permesso di evidenziare alcune caratteristiche della disoccupazione dei lavoratori nazionali e la relazione di questa con la presenza degli stranieri.
1. In primo luogo sensibili differenze sembrano delinearsi  tra chi cerca la prima occupazione, e quindi disoccupati che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro, senza precedenti esperienze lavorative, e chi cerca la nuova occupazione, quindi disoccupati che hanno alle spalle già delle esperienze di lavoro.
2. In secondo luogo, i dati mostrati sembrerebbero smentire la convinzione diffusa che chi e’ in possesso di bassi livelli di istruzione e di qualifica trova più facilmente lavoro.
3. Infine il confronto tra la disoccupazione dei nazionali e la presenza di immigrati, ha indicato che gli stranieri sono localizzati in prevalenza in quelle aree (geografiche e settoriali) a maggior domanda di lavoro, e che esiste una relazione inversa tra presenza di stranieri e disoccupazione, che si e’ accentuata nel tempo.

La seconda parte della ricerca è specificamente focalizzata sullo studio dell'esistenza di competizione occupazionale tra lavoratori italiani e stranieri. Questa è stata condotta attraverso la stima di diversi modelli econometrici, separatamente per i disoccupati alla ricerca di prima occupazione, disoccupati alla ricerca di nuova occupazione, occupati.
Questa analisi ha confermato innanzitutto la correttezza della distinzione dei disoccupati tra chi cerca la prima occupazione e chi cerca la nuova occupazione: le risposte di questi due gruppi alla presenza straniera risultano infatti significativamente diverse.

Nel caso di disoccupati giovani, alla ricerca della prima occupazione, la presenza di stranieri potrebbe aver determinato un debole effetto spiazzamento, probabilmente limitato alle regioni del sud, concentrato nel periodo immediatamente successivo alla regolarizzazione del 1991. Tuttavia, nel complesso ed in particolar modo negli anni più recenti, la presenza di stranieri non sembra aver influito sulle chances occupazionali di questo gruppo di individui ed anzi un effetto di complementarità sembra emergere con riguardo al centro-nord nel 1997.

Relativamente a chi cerca una nuova occupazione, quindi disoccupati con già alle spalle esperienze di lavoro, se gli immigrati hanno un effetto sul mercato del lavoro, questo sembrerebbe essere prevalentemente di tipo complementare in particolar modo al centro-nord.

Infine, tra gli occupati nazionali non emergono effetti di competizione se non nel 1996. Si potrebbe pensare che la regolarizzazione del 1996 abbia, ad una prima analisi, introdotto un elemento di competizione tra lavoratori stranieri e nazionali, ed in particolare rispetto ai giovani lavoratori con bassa istruzione del centro-nord Italia. Quest'ultimo risultato non trova, tuttavia, conferma nelle successive analisi condotte con altri metodi di stima. Ciò induce a ritenere che tale risultato possa essere influenzato da altri fattori quali la crescita dei contratti atipici e a termine che il modello non e’ in grado (per la mancanza d informazioni adeguate nei dati a nostra disposizione) di cogliere completamente.

Concludendo, l’analisi econometrica della probabilità di uscita dalla disoccupazione verso l’occupazione mostra che gli stranieri hanno un lieve effetto negativo (ossia riducono la probabilità di trovare lavoro) solo nel caso dei lavoratori in cerca di prima occupazione e solo negli anni immediatamente successivi alla regolarizzazione del 1991. Un possibile effetto negativo che sembrerebbe esistere anche rispetto alla probabilità di uscita dall’occupazione verso la disoccupazione non è confermato da successive verifiche. Negli altri casi presi in esame l'effetto degli stranieri è risultato essere non significativo o complementare.

La ricerca è stata pubblicata in:
Commissione per le Politiche di Integrazione degli Immigrati (2000) "La competizione tra lavoratori italiani e stranieri in Italia", Working paper n.10 (download)
 

Riferimenti bibliografici

Commissione per le Politiche di Integrazione degli Immigrati (2000) "Primo rapporto sull'integrazione degli immigrati in Italia", Il Mulino, Bologna

Gavosto, A. Venturini, A., Villosio, C. (1999) Do Immigrants Compete with Natives? Labour no. 3:13

ISTAT, (2000) La presenza straniera in Italia caratteristiche demografiche,  Collana Informazione, n.7.
 

Per ulteriori informazioni sulla ricerca: Claudia Villosio


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