I CONTRATTI AGEVOLATI DI REINTEGRAZIONE

L’introduzione di contratti di lavoro atipici in Italia negli anni ’80 e ’90 ha stimolato un dibattito sulla flessibilità del mercato del lavoro e sul possibile ruolo di tali contratti in relazione all’efficienza del mercato del lavoro e alla riduzione della disoccupazione.

Isfol ha commissionato ad R&P una ricerca sull’utilizzo delle diverse forme di contratti agevolati. Dopo aver analizzato i contratti di formazione lavoro (CFL) e i contratti di apprendistato, l’attenzione si è rivolta ai contratti agevolati mirati a soggetti che hanno già subito - o rischiano di subire - un’esclusione dal mercato del lavoro, qui indicati genericamente come "contratti di reintegrazione":

Anche questa indagine è condotta su un panel di dati individuali di fonte INPS sul periodo 1985-1996. Questi dati, che comprendono sia informazioni sul lavoratore che sulla impresa, hanno consentito di articolare l'analisi in diversi approcci:

  1. analisi dell'andamento delle consistenze dei contratti nel tempo, e della loro distribuzione rispetto a caratteristiche delle imprese utilizzatrici (ramo, dimensione, area geografica) e dei soggetti beneficiari (sesso, età, qualifica);
  2. restringendo il campo a CM e CDL si è guardato all'impresa di origine, confrontando la fine del rapporto di lavoro con la data dell'eventuale cessazione dell'impresa;
  3. di nuovo limitatamente per CM e CDL si è proceduto ad analizzare le carriere del lavoratori coinvolti: il periodo di uscita dall'occupazione dipendente ("limbo"), il rapporto di lavoro precedente all'uscita e quello avviato con il contratto di reintegrazione.

Da chi e per chi vengono utilizzati questi contratti?

CS - I contratti di solidarietà, introdotti nel 1984, prevedono contributi a fondo perduto e sgravi contributivi per imprese che stipulino contrazioni di orario e di retribuzione con la contestuale assunzione di nuovo personale a tempo indeterminato. I CS aumentano sensibilmente nel 1993 e 1994 per poi diminuire nel 1995 e tornare ai livelli precedenti nel 1996. Questo boom segna un cambiamento nell'utilizzo dei CS, che aumenta nelle imprese industriali diminuendo nel ramo dei servizi; aumenta tra le imprese grandi e medie; e contestualmente coinvolge soprattutto i lavoratori più anziani (36-55 anni) - mentre nei primi anni prevalevano i giovani (18-29) - e di sesso maschile. Tali mutamenti si spiegano bene con le modifiche legislative introdotte nel 1993, che estendono le agevolazioni - elevandone anche l'ammontare limitatamente al periodo 1/1/1993-14/6/1995 - a imprese che stipulino riduzioni di orario e retribuzione, anche in assenza di nuove assunzioni, allo scopo di evitare riduzioni di personale o nel corso di procedure di mobilità. È da notare come questo allargamento interessi soggetti già occupati con contratti a tempo indeterminato, quindi principalmente lavoratori non giovani, che hanno maggiori probabilità sia di essere occupati in imprese di maggiore dimensione, sia di essere uomini (la quota di donne è infatti minore nelle classi di età più anziane).

CDL - Le agevolazioni per l'assunzione di lavoratori disoccupati o in cigs da almeno 24 mesi, introdotte nel 1991, prevedono la riduzione del 50% dei contributi previdenziali e assistenziali per 36 mesi per le imprese non artigiane del Centro-Nord (tipo A); mentre le imprese artigiane e del Sud hanno diritto all'esonero totale (tipo B). Entrambi sono utilizzati principalmente da imprese piccole: la tendenza, che va accentuandosi nel tempo, è più forte per il contratto tipo B, che coinvolge in misura particolarmente ridotta le imprese grandi: ma si tratta in parte di un risultato atteso, data la dimensione ridotta delle imprese artigiane (inferiori per definizione ai 40 addetti). Interessano prevalentemente i giovani tra i 18 e i 29 anni (60%); e progressivamente meno le classi di età superiori: nel 1996 sono poco più del 20% i lavoratori con più di 36 anni.

Le donne sono coinvolte più che proporzionalmente: nel 1996 sono il 42% dei contratti tipo B, contro il 37% dei contratti tipici. Disaggregando per area, emerge però un quadro rovesciato nel Mezzogiorno, dove prevalgono nettamente gli uomini (63%). I contratti tipo A, invece, dal 1993 interessano più donne che uomini persino in termini assoluti. Può darsi che le donne, data la condizione di disoccupazione lunga, abbiano maggiori probabilità di essere "recuperate"; oppure che abbiano semplicemente una probabilità maggiore di ritrovarsi in disoccupazione o in cigs per un periodo lungo.

CM - Le liste di mobilità e i contratti agevolati per l'assunzione di lavoratori in esse iscritti vengono introdotte nel 1991. Inizialmente la mobilità è prevista solo per imprese con oltre 15 dipendenti che intendano licenziare almeno 5 persone in 120 giorni. Inoltre, hanno diritto all'iscrizione nelle liste, e quindi accesso ai CM, solo i lavoratori provvisti dei requisiti di anzianità aziendale per il percepimento dell'indennità di mobilità. Nel 1993 si estende alle imprese inferiori ai 15 addetti, e a tutti i lavoratori licenziati per motivi non disciplinari, la possibilità di iscrizione alle liste, senza però diritto all'indennità. I termini di permanenza nelle liste sono gli stessi che per i percettori di indennità: dai 12 ai 48 mesi a seconda dell’età e dell’area geografica. I CM prevedono sgravi contributivi (18 mesi per i contratti a tempo indeterminato, 12 per i contratti a termine, rinnovabili in caso di trasformazione in tempo indeterminato); e nel caso di assunzione a tempo pieno e indeterminato di lavoratori in godimento dell’indennità, un contributo a fondo perduto (50% dell’indennità che il lavoratore avrebbe ancora percepito).

I CM risultano utilizzati in netta prevalenza (63%) nel settore industriale: similmente ai CDL, soprattutto da imprese piccole (47%) e medie (41%). Ma a differenza di quelli, interessano principalmente i lavoratori meno giovani. Ciò è evidente in specie per i contratti a tempo indeterminato, mentre quelli a termine coinvolgono anche la fascia 25-35.

E' degna di nota la concentrazione dei CM al Nord e al Centro: solo il 6.3% è utilizzato nel Sud o nelle Isole, area in cui, stando ai dati disponibili di fonte Ministero del Lavoro, nel 1996 si concentrano ben il 41.9% delle iscrizioni alle liste di mobilità! (Cfr. grafico)

La natura longitudinale dei dati consente di rivolgere l'attenzione anche alla provenienza dei lavoratori interessati dai CM, cioè alle caratteristiche delle imprese che hanno collocati questi stessi lavoratori in mobilità. La distribuzione per ramo ricalca quella delle imprese che li riassumono; quella per dimensione varia invece col tempo: negli anni successivi al 1993 (cioè in seguito alle modifiche descritte), la quota di collocazioni in mobilità da parte di imprese con meno di 15 addetti supera il 40%. In coerenza con la distribuzione per area delle assunzioni con CM, meno del 3% dei lavoratori interessati provengono da imprese del Sud o delle Isole. Dal 1993, in corrispondenza dell'entrata in gioco delle piccole imprese, prevale il Nord-est.

Che funzioni svolgono i contratti di reintegrazione e la mobilità?

Che ruolo effettivo hanno istituzioni quali la mobilità? Strumento di flessibilità offerto alle imprese in difficoltà oppure di protezione e/o accompagnamento all'uscita dei lavoratori a fronte di crisi strutturali?

Un'indicazione sulla natura (transitoria o strutturale) delle difficoltà che determinano il licenziamento o la collocazione in mobilità proviene dall'osservare se le imprese "licenzianti" (da cui il lavoratore è stato licenziato, posto in cigs o in mobilità) cessano la loro attività in concomitanza o in prossimità del "licenziamento".

Per i lavoratori "reintegrati" nel 1994 e con rapporti di lavoro precedenti, nel 45% dei casi l'impresa "licenziante" non cessa la sua attività; nel 33% cessa entro tre mesi dalla data del "licenziamento" (il 41% cessa entro 1 anno).

Ma restringendo il campo ai soli lavoratori reintegrati con CM, le imprese che non cessano scendono al 36%, quelle che cessano entro i tre mesi salgono al 42%, ben il 51% cessano entro l'anno. Questi risultati accreditano l'istituto della mobilità come strumento di sostegno all'occupazione a fronte di situazioni di crisi delle imprese di natura strutturale.

Come intervengono questi contratti nella vita dei soggetti interessati?

L'analisi delle carriere, effettuata su tutti i lavoratori "reintegrati" nel 1994, conferma la diversità - già emersa nelle statistiche descrittive - tra beneficiari di CM, tipicamente più "protetti", e presumibilmente più qualificati; e beneficiari di CDL, che appaiono soggetti con minori opportunità sul mercato del lavoro.

Osservando la durata del "limbo", è importante tenere presente gli elementi normativi che ne differenziano per definizione l'interpretazione: da un lato i CDL riguardano esclusivamente vittime di episodi di disoccupazione o sospensione dal lavoro particolarmente lunghi; dall’altro i limiti alla permanenza nelle liste di mobilità fanno sì che i CM non possano coinvolgere lavoratori con alle spalle un limbo che ecceda tali limiti.

Ben il 60% dei lavoratori interessati da CDL vi accede in seguito ad un limbo superiore ai 2 anni (per il 23% è superiore ai 4). Al contrario il 53% dei beneficiari di CM vi accede dopo un limbo inferiore o uguale ai 3 mesi. Ed è ancor più notevole che il 23% effettui un passaggio diretto ad altra impresa - nello stesso mese o nel mese successivo alla chiusura del rapporto di lavoro precedente. Oltre l'84% è contenuto entro i 12 mesi, meno del 5% supera i 24. Significativo il confronto con un gruppo di controllo formato dall'insieme dei rapporti di lavoro iniziati nel 1994 con contratto tipico: i CDL sono decisamente più spostati verso durate maggiori del limbo. I beneficiari di CM (che sembrano profilarsi dunque come efficaci "strumenti di collocamento"), si concentrano invece, più del gruppo di controllo, su un limbo relativamente breve (tra 1 e 11 mesi).

Due terzi dei beneficiari di CDL proviene da rapporti di lavoro durati meno di un anno, mentre i CM mostrano una tendenza contraria, che sembra andare al di là della componente dovuta ai requisiti di anzianità. Infatti anche rispetto al gruppo di controllo, la durata del rapporto di lavoro precedente è significativamente più breve per i CDL, più lunga per i CM.

I due tipi di contratto non sembrano differenziarsi invece per la durata del rapporto di lavoro di reintegrazione; ma si ha modo di osservarne il proseguimento su di un arco temporale limitato (tra i due e i tre anni: l'ultima osservazione disponibile è il dicembre 1996). Nel confronto con il gruppo di controllo i lavoratori "reintegrati" con CM o CDL sembrano permanere nel rapporto di lavoro più a lungo, ma occorre tenere conto dell'incentivo del datore di lavoro a far durare tali contratti per tutto il tempo in cui essi comportano agevolazioni.

Infine si sono distinti 4 esiti possibili dei contratti di reintegrazione:

ESITI

% sul tot

Trasformazione nella stessa impresa

40%

Passaggio ad altra impresa (terminato o interrotto c. reint.)

25%

Uscita dall'occupazione dipendente

19%

Dura sino a fine 1996 (solo CDL)

16%

La probabilità di uscita è assai maggiore (più che doppia) per i lavoratori reintegrati con contratti tipo B, nonostante le agevolazioni associate a questo contratto, che dovrebbero incentivarne la durata, si estendano per ben 36 mesi. Potrebbe essere il segno di un cattivo stato di salute delle imprese utilizzatrici (in prevalenza meridionali) o di un inadeguato processo di selezione, difficoltà che evidentemente le agevolazioni non sono sufficienti ad attenuare.

La probabilità di una trasformazione all'interno della stessa impresa cresce sempre con l'età dei lavoratori. Al contrario, sia la probabilità di cambiare impresa che quella di durare sino al dicembre '96 (CDL) sono maggiori per il lavoratori più giovani, e decrescono regolarmente nelle classi di età superiori. Tendono a concentrarsi sugli esiti "teoricamente migliori" (trasformazione e passaggio ad altra impresa) i lavoratori con un periodo di "limbo" breve e un rapporto precedente di durata maggiore.

Riferimenti bibliografici

ANIV (1999), "Guida pratica per una corretta contribuzione"

ISFOL (1999), "Incentivi alle assunzioni: ipotesi per la valutazione e prime applicazioni", Monografie sul mercato del lavoro e le politiche per l'impiego, Roma


Notizie R&P - Ricerche e Progetti, semestrale di informazione, registrazione del tribunale di Torino, n.4685 del 3/6/94

Direttore Responsabile: Ruggero Cominotti


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