SCELTE DI LAVORO E DI PENSIONE DEGLI ANZIANI IN ITALIA

 

Su incarico del Ministero del Lavoro, R&P, congiuntamente al CERP e al LABORatorio R. Revelli, ha svolto una ricerca sulle scelte di lavoro e di pensione degli anziani in Italia.

La ricerca si è proposta di mettere in luce, all'interno di uno schema analitico il più possibile uniforme, i ruoli rispettivi dei fattori istituzionali (regole previdenziali), del lato della domanda di lavoro (crisi aziendali e settoriali) e del lato dell'offerta (scelte del lavoratore) nel determinare il pensionamento. Essa ha consentito di evidenziare fenomeni empirici importanti (come, ad esempio il cambiamento nelle "età tipiche" di uscita) e di correggere l'immagine stereotipata e forse un pò idilliaca dei lavoratori cinquantenni che trascorrono senza scosse gli ultimi anni della vita lavorativa aspettando semplicemente il primo momento utile per la pensione. Questo è sicuramente vero per la maggioranza dei lavoratori ma per una cospicua minoranza le cose non sono così semplici. Gli anni dell'uscita dal mondo del lavoro sono spesso travagliati, il sentiero di uscita è molto più complicato e il momento del pensionamento è spesso determinato non già da una libera decisione individuale presa sulla base di considerazioni di convenienza economica, bensì da una situazione di crisi settoriale o aziendale. I lavoratori anziani appaiono infatti i più vulnerabili a tali crisi e i loro posti i primi a essere tagliati. L'analisi econometrica mostra poi che, a parità di anzianità, la probabilità di perdita del posto di lavoro è tre volte maggiore per le lavoratrici che per i lavoratori maschi.

Sui "percorsi" di uscita dal mondo del lavoro acquista quindi un peso molto rilevante il venir meno della domanda, il che induce a ritenere che le politiche intese a modificare l'offerta di lavoro dei lavoratori anziani, rendendo più conveniente la continuazione dell'attività, non potranno che avere un'efficacia limitata se non saranno integrate da politiche che toccano il lato della domanda, aumentando la convenienza delle imprese a mantenere gli stessi lavoratori in attività. Al venir meno della domanda, i lavoratori reagiscono con decisioni individuali complicate dall'interazione con l'ambiente economico circostante, che possono comportare il cambiamento del datore di lavoro, periodi di occupazione autonoma alternati a occupazione dipendente, a disoccupazione, mobilità, cassa integrazione e inattività volontaria o involontaria in un insieme molto complesso di situazioni.

Per quanto concerne la maggioranza dei lavoratori che, per fortuna, escono per loro scelta e senza particolari traumi, l'analisi mostra anzitutto come le uscite massicce a età relativamente giovani siano caratteristica più del periodo delle riforme che non del periodo precedente (nel quale il requisito dei 35 anni di anzianità contributiva costituiva, in particolare per le donne, un vincolo all'uscita piuttosto severo, a fronte di vite lavorative caratterizzate da una certa discontinuità). Si evidenzia, in ogni caso, un importante effetto della "ricchezza pensionistica" quale determinante dell'uscita: in altre parole, sono i lavoratori più sfortunati a dover posticipare il pensionamento per inadeguatezza di diritti maturati.

Inoltre, simulazioni per il futuro rilevano il "paradosso" dell'avere scelto, nel nuovo regime contributivo, un'età minima per il pensionamento fìssa (57 anni), anziché in qualche modo agganciata all'evoluzione della longevità; i dati simulati mostrano infatti un debole effetto netto, sull'età media di pensionamento, derivante dall'inasprimento delle regole previdenziali, che dovrebbe indurre la gente a lavorare di più e, per contro, dall'incremento della produttività che, aumentando la ricchezza previdenziale delle generazioni più giovani, le potrà indurre a uscire a età giovane. Al di là degli interventi che potranno essere adottati per incrementare, in conformità con gli obiettivi europei, l'età media di pensionamento già nel breve-medio periodo, la ricerca mette pertanto in luce come tale aspetto della nuova situazione di regime andrà comunque rivisto.

Tratto da Elsa Fornero "Il paradosso dell'attuale 'contributivo'" Il Sole 24 Ore del 25 febbraio 2003.

 

Per ulteriori informazioni sulla ricerca:

Claudia Villosio c.villosio@repnet.it


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Direttore Responsabile: Claudia Villosio


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